(Un)comfort(able) zone

(Un)comfort(able) zone

Quante volte ci siamo imbattuti in frasi tipo “La vita comincia dove finisce la tua zona di comfort”?

Una classica citazione di Neale Donald Walsch che in modo efficace ci dice che se vogliamo apprendere, migliorare e raggiungere degli obiettivi, dobbiamo necessariamente spingerci fuori dai nostri abituali confini e sopportare il disagio che ne consegue. Se invece stiamo sempre lì nella nostra tana, a fare le cose che ci riescono meglio, ci sentiamo sì rilassati e a nostro agio, ma rischiamo di non fare passi avanti.

Uscire dalla zona di comfort significa mettersi alla prova in situazioni che non conosciamo alla perfezione, che rappresentano una sfida, che non ci fanno stare del tutto tranquilli. Solo così si impara e si migliora.

 

Foto tratta da academy.weareshare.net

 

 Comfort zone: che cosa è?

L’origine dell’espressione comfort zone è incerta. Si tratta di un modo di dire abbastanza comune nella lingua inglese. Sembrerebbe essere stato utilizzato la prima volta per indicare un intervallo di temperatura – che è compreso tra i 19 e i 26 gradi – in cui generalmente le persone stanno bene, senza sentire né freddo né caldo.

La Psicologia Comportamentale definisce la comfort zone come: “La condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio”  (Alasdair A. K. White :“Teoria della comfort zone”).

Si tratta quindi di una condizione di routine, di familiarità e sicurezza in cui ci si sente del tutto a proprio agio, senza percepire alcun rischio o minaccia.

Sembrerebbe quasi una condizione ideale… quindi perché una persona dovrebbe desiderare di uscire dalla sua zona di comfort? Non ci sentiamo bene facendo cose che ci mettono a nostro agio, senza stress, senza fretta, senza paura? Da un certo punto di vista senza dubbio si. Abbiamo bisogno di essere in quella zona per poterci rilassare e sentirci protetti e al sicuro.

Il problema però è che mantenersi sempre entro i confini della nostra zona di comfort non è molto salutare se cominciamo a ragionare in termini di prestazioni, produttività e obiettivi da raggiungere.

Lo stress e la comfort zone

La motivazione che ci spinge ad uscire dalla nostra zona di comfort è la necessità di crescita e di miglioramento. Finchè decidiamo di gongolarci nella nostra “tana” avremo prestazioni piatte e di scarsa soddisfazione.

Andare oltre i nostri limiti di sicurezza significa però dover affrontare un po’ di fatica, insicurezza, stress.

Lo stress è la risposta che il nostro organismo mette in gioco quando si sente messo sotto pressione da qualcosa. È una risposta che si attiva ogni volta che abbiamo la sensazione di dovere fare appello a tutte le nostre facoltà fisiche e mentali per cavarcela in una qualche situazione… che sia scappare da un orso in un bosco o superare un esame all’università.

Quando siamo nella zona di comfort siamo tranquilli e rilassati ma ci manca lo stimolo necessario a dare il meglio di noi stessi.
Una scadenza sul lavoro, un forte sentimento, un esame da superare, una meta da raggiungere, una minaccia da cui difenderci, sono tutti stimoli che ci spingono oltre la zona di comfort. Sperimentiamo in diversa misura stress, ansia, incertezza. Siamo particolarmente vigili e attenti. Questa è la zona ottimale di apprendimento, quella in cui siamo capaci di imparare cose nuove, di migliorare, di superare i nostri limiti.

Lo stress è funzionale a rendere ottimali le nostre prestazioni. È la situazione in cui si trova lo studente preparato prima di un esame, l’ architetto alla presentazione del suo progetto o l’atleta prima di una gara. Lucido, concentrato, teso verso l’obiettivo.

In alcuni casi però lo stress e il disagio possono superare il livello ottimale e quindi la situazione si ribalta: livelli eccessivi di insicurezza e ansia aprono la strada ad una situazione di panico in cui non si funziona bene. Se l’ansia e la paura prendono il sopravvento, le nostre prestazioni calano. Sperimentiamo confusione, difficoltà di concentrazione, andiamo nel pallone.

Fonte immagine: katrinaboyle.com

Oltre la propria comfort zone

Cosa succede quando ci spingiamo oltre la zona di comfort e raggiungiamo la zona ottimale di apprendimento?

Le prestazioni migliorano, potremmo apprendere una nuova abilità, superando ciò che fino a poco prima rappresentava un ostacolo per noi.

Poi ci abituiamo nuovamente. Ci siamo portati al livello successivo che a quel punto diventa parte della nostra comfort zone.

La zona di comfort si può espandere. Quello che oggi ci mette alla prova, ci fa sentire insicuri, sotto stress e in difficoltà, domani potrà diventare parte di noi e ci sentiremo tranquilli e padroni della situazione.

Per arrivare a questo punto però dobbiamo abbandonare la nostra comfort zone e accettare il disagio che questo comporta. Se saltiamo questo delicato passaggio, se evitiamo sempre il disagio e l’insicurezza restiamo bloccati nella nostra condizione.

 

Chi la lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non sa che cosa trova

Credo che questo famoso detto popolare sintetizzi bene la condizione di chi si adagia nella propria comfort zone.

Certe volte preferiamo restare in una condizione negativa che però conosciamo molto bene piuttosto che affrontare l’incertezza del cambiamento.

Questa è la trappola della zona di comfort. Siamo sicuri di starci così bene in questa tana? Qualche volta ci stiamo male, ma siamo “affezionati” al nostro disagio semplicemente perché ormai ci siamo abituati, ci è familiare, non ci richiede sforzi aggiuntivi.

A quanti di noi è capitato di ritrovarsi a fare un lavoro che non ci piace e non fare niente per cercare di cambiare? Per paura, per insicurezza, perché mancano il coraggio e le energie per affrontare il cambiamento. Lo stesso può succedere nei rapporti di coppia, o nelle amicizie, quando si preferisce essere scontenti piuttosto che soli.

Ci si può abituare a sentirsi in ansia, preoccupati, depressi tanto da far diventare tutto ciò la nostra comfort zone. Si può arrivare ad avere paura di provare gioia perché non ci siamo abituati, non ci troviamo a nostro agio con i sentimenti positivi, ci fanno sentire strani, ci disorientano.

Ci sono persone che sembrano più felici nell’infelicità, che hanno sempre bisogno di lamentarsi o di preoccuparsi di qualcosa: questa è la loro zona di comfort.

 

Fonte immagine http://www.mezzocielo.it

In sintesi

  1. Per crescere, migliorare, imparare, raggiungere un obiettivo dobbiamo per forza uscire dalla nostra zona di comfort. La pretesa di muoverci sempre sopra un terreno stabile e piatto non ci porta lontano.
  2. Per uscire dalla zona di comfort bisogna accettare e fronteggiare il disagio stando scomodi, facendo fatica, sperimentando un po’ di insicurezza e di ansia per potere passare al livello successivo.
  3. Se accettiamo il disagio e ci collochiamo all’interno della zona ottimale di apprendimento miglioreremo le nostre capacità. In questo modo l’ansia scomparirà e saremo nuovamente a nostro agio: abbiamo così allargato la nostra zona di comfort. Ciò che ieri ci faceva sentire incerti e un po’ spaventati, oggi diventa normale e familiare. Quanto è bello guardarsi indietro e ricordare tutte le cose che siamo riusciti a imparare e gli ostacoli che abbiamo superato.
  4. In alcuni casi possiamo sentirci nella nostra comfort zone con situazioni (o sentimenti) che ci fanno soffrire. Restiamo bloccati in situazioni che non ci piacciono solo perché ci sono familiari. Possiamo essere così abituati a provare preoccupazione o tristezza da sentirci a disagio con le emozioni positive. La zona di comfort si trasforma così in una vera e propria gabbia che ci tiene chiusi lì, perché non troviamo il coraggio di affrontare l’insicurezza e l’ignoto.
  5. Uscire dalla comfort zone è in gran parte dei casi positivo: possiamo apprendere nuove abilità, nuove abitudini, migliorare le nostre prestazioni, trovare il coraggio di cambiare una situazione che in realtà non vogliamo. Però che non dobbiamo forzatamente spingerci a superare i nostri limiti. Abbiamo bisogno anche di stare nell’agio, di sentirci al sicuro e protetti. Quindi usciamo dalla zona di comfort ricordandoci che non dobbiamo essere sempre produttivi o tesi a imparare nuove cose. Ogni tanto abbiamo bisogno di tornare a casa e godercela un po’.
  6. Agire fuori dalla nostra zona di comfort significa affrontare una certa dose di stress e ansia. Se questa aumenta eccessivamente, ci troviamo nella panic zone. L’eccesso di stress o di pressione ci manda nel pallone. Non c’è spazio per l’apprendimento o il miglioramento, c’è solo ansia e agitazione. Si tratta di limiti del tutto soggettivi, diversi per ognuno di noi. Quindi dobbiamo imparare a capire di volta in volta dove sta il limite oltre il quale andiamo in tilt.

Fonte immagine www.marylandrecovery.com

 

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