Fasi critiche del ciclo di vita

Fasi critiche del ciclo di vita

Lo sviluppo è un processo che comprende conquiste e perdite, un processo che vede l’individuo in continua relazione con il suo ambiente, ma è soprattutto un percorso che continua tutta la vita. Le funzioni fisiche, ma anche quelle psichiche subiscono dei mutamenti evolutivi incessanti lungo questo percorso.

Il cambiamento e lo sviluppo sono processi non confinati in un periodo iniziale, ovvero esclusivi dell’infanzia, ma inseriti all’interno del ciclo vitale dell’uomo che prevede fasi di crescita, di mantenimento e di declino. All’interno di questo percorso/processo di sviluppo esistono “eventi critici” che ogni individuo deve affrontare.

C’è una crisi ogni qual volta “finisce un ciclo”, ovvero nella nostra vita si manifestano eventi che segnano un passaggio da una situazione precedente ad un’altra completamente nuova. Data questa definizione il concetto di crisi può essere associato a diversi eventi significativi della nostra vita che “aprono la porta” a profondi cambiamenti. Tra gli eventi critici più comuni è possibile annoverare la conclusione degli studi, l’entrata nel mondo del lavoro, l’uscita dalla famiglia di origine, il matrimonio, la nascita di un figlio, la menopausa, il pensionamento, ecc.

Il soggetto che si trova di fronte a un evento critico può provare sentimenti contrastanti, perché davanti a lui si prefigura la necessità di una scelta molto importante per la propria vita. In questo caso lo psicologo può essere d’aiuto proponendo un percorso di sostegno al soggetto che desidera procedere nel proprio percorso di sviluppo, ma che allo stesso tempo si sente immobilizzato nella propria condizione. Lo psicologo avrà il compito di traghettare il soggetto verso questo naturale cambiamento, affrontando la crisi al fine di procedere con soddisfazione nel percorso della propria vita.

Qui di seguito riporto le principali fasi di vita in cui può scatenarsi una crisi personale

 

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Nascita di un figlio

La nascita di un figlio è per ogni donna un momento estremamente delicato. Nonostante la gravidanza abbia in sé tutte le potenzialità di un evento pieno di gioia, la donna si trova improvvisamente a dover affrontare grandi cambiamenti nel suo corpo, nella sua mente e nel contesto familiare improvvisamente allargato. Oltre il 70% delle madri, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, in una forma che il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott ha denominato “baby blues”, con riferimento allo stato di malinconia (blues) che caratterizza il fenomeno. Si tratta quindi di una reazione piuttosto comune i cui sintomi includono delle crisi di pianto senza motivi apparenti, irritabilità, inquietudine e ansietà che tendono generalmente a scomparire nel giro di pochi giorni.

Ben più gravi e duraturi sono i sintomi della “depressione post-partum” che possono perdurare anche per un intero anno e che comprendono: indolenza, affaticamento, esaurimento, disperazione, inappetenza, insonnia o sonno eccessivo, confusione, pianto inconsulto, disinteresse per il bambino, paura di far male al bambino o a se stessa, improvvisi cambiamenti di umore.

La scienza medica non ha fornito ancora delle spiegazioni definitive riguardo alle cause del fenomeno, anche se alcuni studi imputano l’apparizione della “depressione post-partum” a cambiamenti ormonali nella donna, più in particolare nel calo del livello degli estrogeni e del progesterone, con un’alta statistica di casi tra donne che accusano forti fastidi nella fase premestruale. In realtà ci sono molti altri fattori che concorrono alla comparsa della “depressione post-partum”, perlopiù di origine psicologica legata agli eventi immediatamente successivi al parto, come il cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale, il timore per le sue imminenti responsabilità, il proprio aspetto fisico. La sintomatologia della depressione post-partum si può manifestare in forma lieve e scomparire nel giro di pochi giorni, ma, se dovesse perdurare, richiede l’intervento di uno specialista se la patologia dovesse manifestarsi nella sua forma più grave, denominata “psicosi post-partum”.

 

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Menopausa

La menopausa rappresenta una fase di vita del ciclo femminile, caratterizzata da profondi mutamenti corporei, ormonali, del ruolo sociale e familiare. Sono presenti alcuni sintomi caratteristici, tra i quali vampate di calore, sudorazione notturna e insonnia, palpitazioni a riposo, disturbi dell’umore e della sfera sessuale. È naturale che una donna provi tristezza sensazioni di perdita, sentimenti questi solitamente associati alla depressione.

La vulnerabilità psicologica associata alla perdita della giovinezza e della fertilità e le alterazioni ormonali si influenzano in modo reciproco con impatto sulla regolazione del tono dell’umore. Tutto questo può provocare labilità emotiva, disperazione, impotenza, rabbia e perdita di controllo. Oltre alle cause ormonali, esistono anche dei fattori sociali che con l’avanzare dell’età possono contribuire a rendere complesso l’adattamento a questa nuova fase: i figli diventano grandi e indipendenti, escono di casa, si sposano, nascono i primi nipotini, i genitori ormai anziani muoiono. L’interazione di tali mutamenti (fisici, psicologici e sociali) può rendere, quindi, la menopausa e il post-menopausa un periodo della vita difficile da affrontare. È in questo periodo che si “tirano” le somme della propria vita: le donne ripensano al passato, riconoscendone successi e fallimenti, tornano al presente, per proiettarsi verso un futuro, spesso ricco di nuove risorse e possibilità. Non è improbabile che proprio questi sguardi aprano crisi profonde, che necessitano quindi di un tempo e di uno spazio per essere accolte ed integrate.

Spesso restano in ombra altri cambiamenti assolutamente significativi, fra i quali una maggiore considerazione di sé, una definizione più chiara dei propri confini e delle proprie possibilità, la percezione di aver maturato un bagaglio d’esperienze, ecc. Spesso subentra la consapevolezza che si è arrivate in una fase della vita in cui ci si può concedere una maggiore libertà e creatività, con una maggiore riscoperta di sé ed un riconoscimento più autentico del proprio tempo e del proprio spazio personale. Attraverso questa fase di passaggio la donna può cogliere l’occasione per ricercare e ricostruire una propria identità. Siamo in una fase del ciclo di vita in cui la famiglia si rinnova, perciò occorre considerare la menopausa come una tappa naturale e un cambiamento importante. Questa nuova condizione può indirizzare la donna verso prospettive diverse, stimolare la ricerca di nuovi interessi e soprattutto produrre una maggiore attenzione verso sé stessa mediante un approfondimento della propria individualità.

Quando la menopausa è accompagnata da difficoltà ad accettare questa nuova condizione, da vissuti di forte depressione e quando si fa fatica a trovare un nuovo “adattamento” alla propria vita, può essere utile rivolgersi ad uno specialista per essere accompagnate e guidate nel processo di elaborazione necessario a riconquistare un senso di benessere.

 

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Pensionamento

In generale, andare in pensione può essere vissuto come una rinascita, la fine del lavoro ha infatti una valenza positiva, è l’inizio di un periodo della vita in cui si può dare spazio e tempo ai propri interessi più profondi. Ma non sempre è così. Quando il lavoro ha rappresentato il fulcro dell’esistenza, vivere senza può comportare una perdita di autostima, una crisi del proprio ruolo e identità. La pensione può innescare uno stato depressivo in quei soggetti che nella vita hanno investito gran parte del loro tempo e delle loro energie nel lavoro. La persona si trova svuotata, soprattutto perché ha investito emotivamente e affettivamente su un unico oggetto che ora non c’è più.

L’andare in pensione può rappresentare quindi un lutto più o meno grave, l’importante è saperlo elaborare facendo leva sulle proprie risorse personali e chiedendo aiuto allo psicoterapeuta lì dove queste non bastino, in modo da imparare e considerare il pensionamento come una fase di evoluzione della propria esistenza e non di involuzione.

 

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